Il manifesto

Il manifesto

Faccio questo mestiere da molti anni. Abbastanza per aver progettato tanti spazi, incontrato tanti imprenditori e visto cambiare profondamente il nostro modo di vivere, acquistare, lavorare e stare insieme.


Dal 1990 lavoriamo anche nel settore della moda. Intorno al 2018 ho iniziato a osservare la crescente difficoltà dei negozi indipendenti di vicinato.

Non c’era solo l’e-commerce. Crescevano la grande distribuzione, le catene, gli outlet, i centri commerciali. E ho visto scomparire molti negozi di vicinato che possedevano qualcosa che nessun grande marchio avrebbe potuto costruire a tavolino: una storia, una relazione con le persone, un legame con il proprio territorio.


Questa esperienza mi è tornata in mente osservando ciò che sta accadendo oggi nel mondo delle farmacie.
Crescono le catene, i grandi gruppi, l’e-commerce. E molte farmacie indipendenti si trovano davanti alla stessa domanda:

Forse la risposta è proprio non provare a diventare come loro.  Forse bisogna partire da ciò che loro difficilmente potranno essere. 

Forse la risposta è proprio non provare a diventare come loro.  Forse bisogna partire da ciò che loro difficilmente potranno essere. 

Una farmacia indipendente conosce le persone, le loro famiglie, il quartiere, il paese. 

Ha costruito nel tempo qualcosa che non si compra e non si installa insieme agli arredi: la fiducia. 

E allora ho iniziato a chiedermi se il progetto potesse aiutare a rendere visibile tutto questo. 


Perché gli spazi non sono neutrali. Possono farci sentire accolti, favorire un incontro, proteggerci, farci venire voglia di fermarci. 

E in una farmacia tutto questo conta ancora di più. 

Una farmacia indipendente conosce le persone, le loro famiglie, il quartiere, il paese. 

Ha costruito nel tempo qualcosa che non si compra e non si installa insieme agli arredi: la fiducia. 

E allora ho iniziato a chiedermi se il progetto potesse aiutare a rendere visibile tutto questo. 


Perché gli spazi non sono neutrali. Possono farci sentire accolti, favorire un incontro, proteggerci, farci venire voglia di fermarci. 

E in una farmacia tutto questo conta ancora di più. 

Prima di una planimetria, degli espositori e dei prodotti, vorrei sapere altro. 


Chi sei? Che cosa ti appassiona? Che rapporto vuoi avere con le persone? Che cosa vorresti provassero entrando nella tua farmacia? 


E soprattutto: 


che farmacia avresti il coraggio di immaginare se non dovesse necessariamente assomigliare a tutte le altre? 

Anzi, spero che non ce ne siano mai due uguali. 

Prima di una planimetria, degli espositori e dei prodotti, vorrei sapere altro. 


Chi sei? Che cosa ti appassiona? Che rapporto vuoi avere con le persone? Che cosa vorresti provassero entrando nella tua farmacia? 


E soprattutto: 


che farmacia avresti il coraggio di immaginare se non dovesse necessariamente assomigliare a tutte le altre? Anzi, spero che non ce ne siano mai due uguali. 

Da un modo diverso di iniziare un progetto: 

prima la persona. Poi lo spazio. 


Mi piacerebbe che una farmacia non fosse soltanto bella e funzionale, ma più umana. 


Un luogo dove possano entrare libri, opere d’arte, la musica, la natura, uno spazio dove fermarsi. 


Non per trasformare una farmacia in una biblioteca, una galleria o una serra, ma per portare dentro quello spazio qualcosa di chi lo vive e qualcosa della vita che esiste fuori dagli scaffali. 


Forse è questa la possibilità che vedo per la farmacia indipendente: non diventare una versione più piccola di una catena. Diventare qualcosa che una catena non può essere. 


Un luogo con una propria identità, profondamente legato alle persone e alla comunità che lo vive. 


Non so in anticipo come debba essere una Farmacia Possibile. 

Anzi, spero che non ce ne siano mai due uguali. 



Pier Spimpolo 
Lead Designer 

Da un modo diverso di iniziare un progetto: 

prima la persona. Poi lo spazio. 


Mi piacerebbe che una farmacia non fosse soltanto bella e funzionale, ma più umana. 


Un luogo dove possano entrare libri, opere d’arte, la musica, la natura, uno spazio dove fermarsi. 


Non per trasformare una farmacia in una biblioteca, una galleria o una serra, ma per portare dentro quello spazio qualcosa di chi lo vive e qualcosa della vita che esiste fuori dagli scaffali. 


Forse è questa la possibilità che vedo per la farmacia indipendente: non diventare una versione più piccola di una catena. Diventare qualcosa che una catena non può essere. 


Un luogo con una propria identità, profondamente legato alle persone e alla comunità che lo vive. 


Non so in anticipo come debba essere una Farmacia Possibile. 

Anzi, spero che non ce ne siano mai due uguali. 



Pier Spimpolo 
Lead Designer 

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